La storia dell'AVIS (Associazione Volontari Italiani del Sangue) ha inizio il 16 febbraio 1927 a Milano, grazie all'intuizione pionieristica del dottor Vittorio Formentano. In un'epoca in cui le trasfusioni erano rare e il sangue veniva spesso acquistato a pagamento, Formentano fu profondamente scosso dalla morte di una giovane madre per emorragia post-parto. Decise quindi di pubblicare un appello sul giornale per trovare donatori volontari: risposero 17 persone, che firmarono il primo atto costitutivo dell'associazione. L'obiettivo era rivoluzionario per l'epoca: trasformare il sangue da "merce" a dono gratuito, garantendo sicurezza sia per il donatore che per il ricevente.
Negli anni successivi, l'associazione crebbe rapidamente nonostante le difficoltà del periodo bellico. Nel 1934 assunse ufficialmente la denominazione AVIS e, sebbene durante il regime fascista fosse stata temporaneamente accorpata alla Croce Rossa, mantenne intatto il suo spirito fondante. Il vero salto di qualità avvenne nel secondo dopoguerra: nel 1950 l'AVIS ottenne il riconoscimento giuridico dallo Stato Italiano (Legge n. 49), consolidando una struttura che si sarebbe presto ramificata in ogni comune d'Italia.
Il modello promosso dall'AVIS ha profondamente influenzato la legislazione italiana, portando alla storica Riforma Trasfusionale degli anni '90, che ha sancito definitivamente i principi di gratuità, anonimato e partecipazione volontaria. Oggi, con quasi un secolo di storia alle spalle, l'AVIS conta oltre 1,3 milioni di soci e garantisce circa l'80% del fabbisogno nazionale di sangue, rappresentando non solo un pilastro del sistema sanitario, ma uno dei più alti esempi di civiltà e altruismo del Paese.